
A Roma oltre un milione di persone ha invaso pacificamente le strade, trasformando la città in un immenso fiume umano. È stato un momento storico: un popolo unito, plurale e consapevole ha affermato con forza che il genocidio va fermato, che Israele va isolato e che i governi europei devono rispondere della loro complicità.
In quella piazza, la voce collettiva di donne e uomini, giovani e anziani, ha rinnovato il valore dell’articolo 11 della Costituzione e la lezione del passato: mai più guerre, mai più genocidi. Con questo spirito, la mobilitazione ha chiesto di fermare Israele, nel nome della giustizia, della solidarietà e del diritto internazionale. L’umanità è stata violata, e la società civile italiana ha deciso di mobilitarsi in massa, come in moltissime parti del mondo.
Oggi il governo italiano non può più nascondersi, è chiamato ad agire: a sospendere ogni forma di commercio di armi, a introdurre sanzioni dure ed efficaci, a esercitare pressioni diplomatiche reali sul governo israeliano. Perché la neutralità di fronte al genocidio è complicità.
Il sostegno all’amministrazione Trump, acritico e servile, rende il “piano di pace” proposto in questi giorni l’unica chance per salvare i gazawi dal genocidio. Ma si tratta di un piano coloniale e senza futuro, imposto ad un popolo stremato e senza speranza.
Come ripetono da mesi molti attivisti e intellettuali israeliani, solo l’isolamento politico, economico e culturale del regime isrealiano può rompere il muro dell’indifferenza e provocare un risveglio di coscienze dentro Israele stesso.
Roma ha mostrato che l’Italia ha capito la portata storica di ciò che sta succedendo e ha scelto da che parte stare, al fianco della Palestina, per la pace e per il diritto internazionale e il riconoscimento dei crimini perpetrati.
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