A Bódvalenke, nell’angolo nordest dell’Ungheria vicino al confine slovacco, le facciate delle case sono dipinte con murales romani. Il villaggio è quasi interamente rom, e quella scelta artistica è parte di un progetto di rigenerazione che va avanti da anni. Il campo estivo con Egyesek porta un team internazionale a stare lì una settimana, lavorare con i bambini del posto, fare cose insieme. Non come animatori in gita. Come parte del villaggio, per un po’.
Questo è più o meno il tono del volontariato in Ungheria con Egyesek Youth Association. I campi sono nove, concentrati tra luglio e agosto in zone del paese che non compaiono nelle guide.
A Pécs, nel sud, il progetto Élménytár è esplicito su una cosa: non si va ad osservare la povertà, si va a parteciparvi dall’interno, lavorando con le persone che ci vivono ogni giorno. Laboratori, attività, presenza. È un’esperienza che lascia qualcosa anche a chi parte, non solo a chi rimane.
A Pétervására il campo lavora con bambini rom della Fondazione Hét Kútforrás. A Jászberény con una tanoda, un centro educativo informale per bambini in difficoltà scolastica. A Kecskemét con Hajnalcsillag, stessa cosa.
Non sono tutti uguali. Csobánka è sulle colline di Pilis, a mezz’ora da Budapest, paesaggio bellissimo. Csörög è nell’ansa del Danubio. Litke è un villaggio di poche centinaia di persone nel nord. La Pianura ungherese, che è davvero piatta come dicono, ha i suoi silenzi.
I campi sono aperti fino a 50 anni, quelli ESC ai 18-30. Vitto e alloggio inclusi.


