ERASMUS+

Momenti di intercultura

C’è un lavoro fatto di intercultura, ascolto e confronto. Tra Berlino, Roma e Yerevan, abbiamo vissuto tre esperienze di Job Shadowing e scambio per uscire dalla routine, guardare al nostro quotidiano con occhi nuovi e ricordarci che le associazioni crescono solo quando si aprono all3 altr3.

C’è un tipo di lavoro che non si fa da dietro una scrivania. È il lavoro che si fa quando si ospita qualcunǝ, quando si ascolta, quando ci si lascia mettere in discussione. Non produce output immediati, ma è spesso quello che resta di più.

Nel periodo tra novembre 2025 e febbraio 2026 abbiamo avuto tre occasioni per farlo. Tre attività diverse per formato, contesto e obiettivo, ma legate da un filo comune: uscire dalla propria routine per confrontarsi con chi fa un lavoro simile e tornare con qualcosa in più.

In trasferta a Berlino

La prima ci ha portato a Berlino, presso la Vereinigung Junger Freiwilliger e.V., dal 6 all’8 novembre. Due persone dello staff di Lunaria hanno trascorso tre giorni in affiancamento diretto con un’organizzazione che lavora, come noi, nel campo del volontariato internazionale, della mobilità, di Erasmus+ e dell’ESC. Il Job Shadowing funziona così: si lavora insieme, si fanno domande, si osserva. Non c’è un programma predefinito: l’apprendimento avviene nel mezzo delle cose, non ai margini.

Il programma ha previsto momenti per approfondire la conoscenza tra le associazioni presenti, nonché momenti di discussione tematica sui principali ambiti di azione, tra cui lo youth work e la partecipazione dei giovani, l’accessibilità delle attività rivolte ai giovani, nonché le pratiche sostenibili messe in campo. Inoltre sono state previste una serie di sessioni relative ai programmi Erasmus+ ed ESC e ai progetti di volontariato per lo scambio di buone pratiche.

Berlino è stata un’occasione per vedere dall’interno una realtà associativa tedesca con una lunga storia nella partecipazione giovanile e nel volontariato, e per portare a casa spunti concreti su come migliorare la gestione delle nostre attività nell’ambito del progetto Networking Inclusive Europe.

Un’ospite a Roma

Poco dopo, a fine novembre, il senso dello scambio si è invertito. Dal 24 novembre al 3 dicembre siamo stati noi ad accogliere nella nostra sede di via Buonarroti una collega di un’organizzazione partner, nell’ambito del progetto Fair of Competences.

L’attività di Job Shadowing ci ha permesso, grazie al supporto della nostra collega, di andare a supportare le attività di promozione, orientamento e supporto sui programmi Erasmus+ ed ESC a livello locale e nazionale. 

Ospitare qualcunǝ  in Job Shadowing ha qualcosa di particolare. Aprire le nostre porte e ospitare ci permette di conoscerci meglio, metterci in discussione e migliorare sulle nostre pratiche interne. Quelle due settimane ci hanno restituito uno sguardo esterno sul nostro lavoro quotidiano, un punto di vista che dall’interno è difficile costruire da sol3.

Verso l’Armenia

La terza attività è stata quella più geograficamente lontana. A febbraio 2026 due nostre rappresentanti hanno partecipato a una Study visit e ad un Networking event  a Yerevan, in Armenia, dal 21 al 24.

Non era un’attività prevista nel progetto originario: coinvolgeva organizzazioni di paesi “terzi non associati” al programma Erasmus+ (Armenia, Ucraina, Georgia)  ma quando si è presentata l’opportunità abbiamo scelto di coglierla, consapevoli che certi incontri non si programmano facilmente. 

L’evento ha riunito circa cinquanta organizzazioni provenienti da tutta Europa e dall’area caucasica, di cui molte già nostre partner. I temi al centro del confronto riguardavano i futuri sviluppi del programma Erasmus+, le possibilità di costruire nuove progettazioni comuni e la promozione della mobilità e dell’intercultura come strumento attivo anche in contesti politicamente e socialmente complessi.

Cosa ci portiamo a casa?

Il bilancio di quei giorni è stato più ricco di quanto ci aspettassimo. Abbiamo consolidato relazioni già avviate con partner del nostro network, aperto contatti con organizzazioni che non conoscevamo ancora e avviato i primi scambi concreti con diverse realtà per possibili nuove iniziative.

Tre attività, tre contesti, un unico principio di fondo: le associazioni crescono quando escono da se stesse, quando mettono in discussione le proprie abitudini e si lasciano interrogare dall’esperienza degli altri.

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