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Pov: un’altro punto di vista

Il viaggio di “POV” è iniziato a La Buona Terra, dove volontari3 e youth worker da tutta Europa si sono messit3 in gioco per esplorare l'intercultura non come teoria, ma come pratica quotidiana. Attraverso simulazioni intense e la condivisione delle proprie storie, il gruppo ha smontato stereotipi e allenato l'empatia, preparandosi a guidare con uno sguardo nuovo i prossimi scambi giovanili estivi.

Da molti anni Lunaria, lavora con gruppi di adolescenti su tematiche delicate e di attualtà. Se negli scorsi anni abbiamo lavorato grazie ai progetti “Teens4Future” e “MOSAIC”, quest’anno abbiamo “POV Interculturality-Diversity and Community” e come negli scorsi anni, il progetto prevede un corso di formazione e due scambi internazionali giovanili durante l’estate con adolescenti dai 15 ai 17 anni. 

Il nome del progetto nasce da una domanda: come si fa ad trasmettere valori come l’anti-discriminazione e l’inclusione agli adolescenti? Siamo partit3 da qui per costruire il programma del corso di formazione, integrando temi quali l’intercultura e la gestione dei conflitti. Da qui nasce anche il nome stesso del progetto: “POV” che sta per Point Of View e invita proprio a guardare il mondo da un altro punto di vista. 

POV Interculturality-Diversity and Community” è iniziato con il corso di formazione che si è tenuto tra il 30 aprile e l’8 maggio presso La Buona Terra a Passignano sul Trasimeno (PG). Qui si sono riunint3 volontar3, attivist3, youth worker e facilitatric3 da diversi paesi: Belgio, Estonia, Francia, Grecia, Portogallo e Spagna. Il tema centrale è stato quello dell’interculturalità non come concetto da spiegare agli adolescenti ma come pratica quotidiana che ti permette di relazionarsi agli e alle altre con attenzione e consapevolezza dei propri stereotipi. 

Formare group leaders e youth worker all’intercultura  

Per formare un gruppo di persone con background differente e prepararle a gestire gruppi interculturali di adolescenti, è stato fondamentale lavorare attraverso due fase: 

  • Una dove affrontare temi anche complessi, utilizzando l’educazione non formale che facilita la condivisione di conoscenze tra i e le partecipanti. Per esempio ”Albatros” è una simulazione dove l3 facilitator3 hanno creato un’atmosfera suggestiva in cui i e le partecipanti si trovano a vivere un’esperienza interculturale che mette a dura prova le proprie convinzioni. 
  • L’altra (chiamata “Training in Action”) in cui il gruppo di facilitator3 si fa da parte lasciando spazio ai e alle partecipanti di sperimentare direttamente ciò che hanno imparato, creando nuove attività da testare con il resto del gruppo. 

Questa combinazione mette i e le partecipanti nella posizione di sfidarsi personalmente e di conoscere meglio la propria identità e di essere disposti a conoscere meglio l’identità dell’altrə.

Dall’Iceberg Culturale all’Empatia Emotiva

I feedback raccolti alla fine del percorso ci confermano che l’esperienza ha colpito nel segno, portando a galla riflessioni profonde:

  • Attraverso strumenti pedagogici come la “Iceberg Theory”, i e le partecipanti hanno compreso che ogni singola persona racchiude in sé mille sfaccettature (culturali, sociali, fisiche) spesso invisibili al primo sguardo. Per coglierle serve coraggio e dialogo. 
  • Una delle dinamiche più interessanti e ripetute nei feedback è stata la possibilità di ripercorrere la propria adolescenza. Questo ha aumentato drasticamente l’empatia dei e delle partecipanti e la comprensione dei comportamenti degli adolescenti.
  • Le attività basate sull’educazione non formale sono state vissute come momenti divertenti ma anche emotivamente intensi, capaci di sviluppare competenze cruciali come l’ascolto attivo, l’assenza di giudizio e la gestione costruttiva dei conflitti.

Le sfide e le scoperte del Training 

Lucia, partecipante del training dalla Spagna, ci racconta: “Ogni persona ha il proprio passato e il proprio bagaglio invisibile“, dice, “e di solito, la maggior parte delle volte, può insegnarti cose che non avresti mai immaginato di poter imparare, finché non la incontri“. È esattamente questo il messaggio che porta con sé nel proprio lavoro: essere più paziente. È importante ricordare che i ragazzi e le ragazze non sono tutt3 uguali, indipendentemente da età, genere o background. Questo vale tanto negli spazi di formazione quanto in quelli educativi quotidiani.

Per Donia, partecipante francese che lavora abitualmente con bambin3 fino agli 11 anni, il corso è stato anche l’occasione per confrontarsi con l’educazione non formale, approccio nuovo per lei, insieme a persone molto diverse. “Ho imparato tantissime cose“ racconta “prima di tutto ad adattarmi alle differenze tra le persone, alle lingue diverse“. Un adattamento che non resta tale, ma diventa pratica quotidiana di ascolto e di apertura verso una società che è di per sé interculturale. 

Romane era partita da un’osservazione sul proprio lavoro di educatrice: l3 ragazz3 spesso faticano ad aprirsi e a sentirsi liber3. Il corso è stata la sua occasione per imparare a creare attività e strumenti per affrontare queste sfide ma soprattutto le ha mostrato che un gruppo in cui “tutt3 si prendono cura gli un delle altre“ può sbloccare difficoltà enormi in giovani che non sono abituat3 ad essere ascoltat3 e valorizzat3. 

La dimostrazione che l’interculturalità è una pratica che va vissuta.

Dopo il corso, gli scambi giovanili

Il bagaglio di competenze, empatia e ascolto costruito durante il corso di formazione è lo strumento principale per accompagnare le e i partecipanti verso le prossime tappe di “POV”: due scambi internazionali giovanili estivi.

Il percorso di Lucia, Donia, Romane e del resto del gruppo non si ferma a La Buona Terra: tutt3 potrebbero diventare group leaders che guideranno l3 adolescenti negli scambi

Ma non finisce qui: per fare in modo che questa esperienza possa ispirare e supportare anche altr3 realtà (centri giovanili, educator3 e youth workers): tutte le metodologie, le idee e le attività create e testate durante il corso verranno raccolte in un Toolkit pedagogico accessibile a chiunque voglia promuovere l’inclusione e l’anti-discriminazione nel proprio lavoro quotidiano. 

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