ERASMUS+

Costruire insieme attività significative in Belgio

Cinque giorni in Belgio per formare l3 groupleaders che guideranno gli scambi giovanili Erasmus+ questa estate: tra sessioni di dibattito, vita comunitaria e un fiume disegnato a più mani per raccontare il percorso fatto insieme.

Come ogni estate, molti scambi giovanili prendono forma e muovono altrettanti giovani verso esperienze indimenticabili. Prima di diventare indimenticabili, serve però tantissima preparazione e organizzazione che in realtà inizia mesi prima dello scambio: chiamate tra i groupleaders, incontri online con l3 facilitatric3 che accompagnano i ragazzi e le ragazze prima, durante e dopo il viaggio, documenti informativi da sistemare… e tantissimo altro.

Lo stesso è successo con un gruppo internazionale di volontar3 e youth worker che si è incontrato a “La Campagnette”, il centro attività di Compagnons Batisseurs Belgium a Marche-en-Famenne, in Belgio dal 12 al 17 maggio 2026: cinque giorni intensi di educazione non formale per imparare come costruire uno spazio più sicuro per esprimere liberamente sé stess3 negli scambi internazionali giovanili.

Perché è importante formare chi forma

Per essere unə groupleader prontə a tutto non basta avere voglia di partire. Serve saper coinvolgere l3 ragazz3 fin dall’inizio, coordinarsi con il team di groupleaders, organizzare un programma che sia in linea con i bisogni dell3 partecipanti, facilitare la breve convivenza tra persone che vengono da paesi e culture diverse… È proprio per questo che nasce il training “Building Together Meaningful Youth Exchanges” per fornire gli strumenti adatti a chi vuole coordinare gruppi di giovani in progetti internazionali e renderli significativi. 

Il valore delle attività

Le attività proposte hanno trattato varie tematiche che spaziavano dall’immaginare un’attività ideale allo scambio di buone pratiche sul campo. Il dibattito è stata l’attività che più ha lasciato il segno più profondo per Chiara, una delle partecipanti italiane; non tanto per la tecnica in sé, quanto per quello che ha suscitato nell3 partecipanti: “ho imparato il valore del dibattito in termini educativi: la difesa di opinioni non necessariamente allineate al proprio pensiero”. È lo stesso principio su cui si fonda l’educazione non formale: non trasmettere contenuti dall’alto, ma far emergere consapevolezza attraverso l’esperienza diretta.

Il momento più significativo, però, è arrivato alla fine, ci dice Chiara: “L’ultimo pomeriggio il gruppo si è ritrovato attorno a un lungo foglio su cui era disegnato un fiume, e ognun3 ha aggiunto parole, disegni, colori per raccontare cosa aveva vissuto nei cinque giorni precedenti. Il risultato è stato sorprendente! Immagini, colori, frasi, momenti, emozioni, pensieri”.

La creazione di questa immagine dà tante spiegazioni sul senso di questi percorsi: il training non è solo un momento di formazione puramente tecnica, ma un’esperienza che costruisce relazioni vere e competenze da usare sia nelle attività che nella vita privata. Trascorrere cinque giorni con persone mai viste prima, condividendo idee e vulnerabilità, crea un senso di appartenenza che va oltre il singolo progetto. Come scrive Chiara: “mi ha permesso di entrare in connessione non solo con gli altri, ma anche con me stessa. Ho capito che il dialogo è essenziale per la crescita personale e per la convivenza civile”.

Dopo il training, gli scambi

Le persone formate a Marche-en-Famenne partiranno ora come capigruppo per gli Scambi Giovanili che si terranno durante l’estate, portando con sé non solo metodi e tecniche, ma la memoria concreta di cosa significhi costruire, in pochi giorni, uno spazio più sicuro tra sconosciut3. È lì, nel passaggio da chi ha vissuto l’esperienza a chi la farà vivere ad altr3, che si misura davvero il valore di questi percorsi: piccole comunità temporanee che, una dopo l’altra, continuano a credere che un’altra realtà, più giusta e più aperta, si possa costruire insieme.

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