ERASMUS+

Educare creando spazi e relazioni: il nostro anno Erasmus+

Nel 2025 e nei primi mesi del 2026 Lunaria ha realizzato scambi giovanili e corsi di formazione dentro il piano di lavoro Erasmus+, fedele alla propria idea di educazione: non trasmettere nozioni, ma aprire spazi in cui le persone si incontrano, fanno domande e imparano le une dalle altre. In tutto hanno partecipato duecentotrentasette persone da quattordici paesi europei. Dai training sono nati toolkit liberi da consultare e scaricare, già riutilizzati in laboratori locali. Un lavoro che continua oltre la chiusura del progetto, dentro nuove progettazioni rivolte all'Europa e al Mediterraneo.

Per Lunaria educare non significa trasmettere nozioni dall’alto, ma aprire spazi in cui le persone si incontrano, fanno domande e provano a guardare il mondo in modo diverso. È da questa idea che nascono gli scambi giovanili e i corsi di formazione che abbiamo realizzato nel 2025 e nei primi mesi del 2026 dentro il nostro piano di lavoro Erasmus+, reso possibile dall’accreditamento KA151 ottenuto nel 2021.

L’educazione non formale è la cornice di tutto. Si impara partecipando, mettendo in relazione esperienze e saperi diversi, nella convinzione che nessuno abbia la verità in tasca e che ogni voce meriti spazio. Le attività di quest’anno hanno dato forma concreta a questo modo di lavorare.

Con MOSAIC abbiamo offerto a operatori e operatrici strumenti per stare accanto agli adolescenti e per contrastare le discriminazioni, costruendo contesti accessibili in cui ciascuno potesse partecipare a partire da sé. MIME ha usato le tecniche del clowning per affrontare le questioni di genere e l’espressività del corpo, perché certe domande arrivano più lontano quando passano dal gioco e dall’arte invece che dalla lezione frontale. CAPOEIRA ha intrecciato educazione non formale e movimento del corpo per l’apprendimento interculturale, con uno sguardo che riconosce valore anche ai saperi nati lontano dall’Europa. PIRATEs, rivolto a chi forma a sua volta, ha messo in circolo metodi e approcci tra formatori europei, nella logica orizzontale dell’imparare gli uni dagli altri. MELTING PoTs ha portato la sostenibilità ambientale dentro i progetti di mobilità, mentre i due job shadowing e la study visit, che ha raggiunto anche l’Armenia, hanno rafforzato lo scambio di pratiche tra le associazioni con cui lavoriamo.

Il piano era nato più piccolo, con quattro corsi di formazione e due scambi accompagnati dalle visite preparatorie necessarie. Il monitoraggio che segue sempre le nostre attività ha mostrato strada facendo che una parte del finanziamento sarebbe rimasta disponibile, e abbiamo scelto di non lasciarla inutilizzata. L’Agenzia Nazionale per la Gioventù ha approvato le tre richieste di ampliamento presentate tra l’estate 2025 e la primavera 2026, e così il piano è cresciuto fino a otto attività di formazione, quattro scambi e quattro visite preparatorie. In tutto hanno partecipato duecentotrentasette persone, quarantatré in più del previsto, da quattordici paesi europei.

Tra loro, sedici erano giovani con minori opportunità, seguiti in ogni passaggio da accompagnatori professionali. Negli scambi la loro presenza ha raggiunto quasi un quinto dei partecipanti. Per noi non è un dato statistico ma il senso stesso del lavoro, perché l’uguaglianza diventa reale solo quando è accessibile. Raggiungere chi di solito resta fuori è stato possibile grazie al legame quotidiano con i centri di aggregazione e le associazioni dei territori.

Da ogni corso è nato un toolkit digitale, libero da consultare e scaricare. Raccoglie le attività e i metodi sperimentati e vive già oltre il progetto, riadattato in laboratori locali anche da chi non era con noi durante le mobilità. È un modo di intendere la conoscenza come bene da condividere e non da custodire. Tutti i nostri toolkit sono sul sito dell’associazione.

L’accreditamento ha reso possibile questo lavoro. Poter programmare su più anni e correggere la rotta quando il monitoraggio lo suggerisce si traduce in qualità concreta, sostenuta dal dialogo diretto con l’Agenzia Nazionale per la Giovbentù. Resta una difficoltà che conosciamo bene, perché le procedure per i visti rischiano ancora di tenere fuori proprio chi viene da contesti più fragili. Su questo il supporto dell’Agenzia nella predisposizione delle lettere di invito è prezioso, mentre a livello europeo servirebbero ulteriori semplificazioni.

Il piano si è chiuso a fine maggio 2026, ma gli spazi che abbiamo aperto continuano. Le attività di disseminazione proseguono e nuove progettazioni sono già in cammino, dentro il KA151 presentato nel 2025 e nei percorsi di capacity building rivolti al Mediterraneo e all’Africa subsahariana.

Condividi:

I progetti disponibili

Caricamento progetti...