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MELTING PoTs: la cucina come spazio di cura e apprendimento

A Passignano sul Trasimeno, per una settimana, la cucina e la sala workshop hanno smesso di essere due posti separati. Dal 23 febbraio al 1° marzo 2026, facilitator3 e cuoch3 di diversi paesi europei si sono incontrat3 a La Buona Terra per MELTING PoTs, un corso di formazione che ha esplorato il cibo come strumento pedagogico.

A Passignano sul Trasimeno, per una settimana, la cucina e la sala workshop hanno smesso di essere due posti separati. Dal 23 febbraio al 1° marzo 2026, facilitator3 e cuoch3 di diversi paesi europei si sono incontrat3 a La Buona Terra per MELTING PoTs, un corso di formazione che ha esplorato il cibo come strumento pedagogico: non sfondo, non pausa, non logistica, ma parte integrante del processo educativo. Il corso fa parte del nostro workplan Erasmus+. Durante i nostri corsi di formazione possiamo sperimentare e costruire nuove attività da trasferire in altri contesti, progetti e comunità.

Da molti anni il cibo e l’alimentazione sono parte integrante dell’approccio educativo di Lunaria. Durante scambi giovanili, corsi di formazione e campi di volontariato, cucinare non è mai solo preparare qualcosa per sfamare il gruppo: è uno spazio di incontro dove ci si aiuta con le mani, le ricette di casa e la propria energia. I pasti collettivi diventano momenti di condivisione reale, occasioni per riunirsi e stare insieme. E spesso anche per confrontarsi su questioni importanti, comprese quelle politiche.

MELTING PoTs ha esplorato la connessione tra il cibo e l’educazione non formale, tra la cucina e la vita collettiva di gruppi eterogenei.

Il cibo come strumento pedagogico

Durante il corso il cibo non è stato trattato come necessità fisiologica o semplice carburante, ma come esperienza collettiva e strumento di indagine. I laboratori hanno attraversato temi come sostenibilità e stagionalità, privilegi e dinamiche di potere, spreco e riutilizzo creativo delle risorse, rituali e costruzione di comunità, apprendimento interculturale, salute e produzione.

“Il cibo è come l’arte,” riflette Ismi, partecipante indonesiana con una lunga esperienza nei progetti di volontariato internazionale. “Non c’è bisogno di seguire rigidamente le regole. Tutti possono cucinare.” Per Ismi la cucina è sempre stata uno spazio per costruire connessioni tra le persone, e MELTING PoTs ha confermato questa intuizione: il cibo come mezzo per lo scambio culturale, la regolazione emotiva e l’empowerment, molto più che semplice sostentamento.

La cucina come strumento di emancipazione

“Il cibo è uno strumento di emancipazione,” spiega Simon, che ha iniziato quasi per caso e ne ha fatto il suo lavoro principale. “Se impari a nutrirti bene, a darti piacere attraverso il cibo, è già un atto di empowerment.” E lo spettro si allarga: “C’è l’aspetto politico dell’alimentazione, quello economico, quello culturale. È molto ampio ciò che puoi esplorare attraverso il cibo.”

Il ruolo emotivo del cibo nei processi educativi

Argyro, facilitatrice greca, sottolinea la dimensione emotiva: “Il cibo per me è molto connesso alla regolazione emotiva, personale. Credo che sia un pilastro importante in ogni processo che implica stress, emozioni, l’osservare e cercare di capire ed esplorare quale sia la tua zona di comfort e come renderla più grande.”

Nell’educazione non formale, dove l3 partecipanti affrontano sfide nell’apprendere temi nuovi o nel confrontarsi con se stessə e con chi la pensa diversamente, “il cibo è come un cuscino, un gradino per prendersi cura, o a volte anche per gestire lo stress,” spiega Argyro. “Osservo sia su me stessa che su altre persone che può davvero regolare l’aspetto emotivo.”

Dalla sala alla cucina: rompere le barriere

Una delle peculiarità di MELTING PoTs è stata quella di abbattere la separazione tradizionale tra chi sta in cucina e chi nella sala workshop. Durante il corso, facilitator3 sono diventatə cuoch3 e cuoch3 hanno guidato attività educative, in uno scambio di ruoli che ha permesso di comprendere più profondamente come questi due spazi si “alimentino” reciprocamente.

“La cucina può leggere il gruppo e rispondergli,” spiega Simon. “Anche senza fare attività esplicite attorno al cibo, chi cucina percepisce come stanno le persone e può agire di conseguenza: preparare qualcosa di confortante se il gruppo è stanco, cambiare l’allestimento per rompere la routine, portare leggerezza con la cena. È un supporto continuo al processo pedagogico che avviene in sala.”

Questa connessione è emersa con ancora più chiarezza durante l’esperienza di scambio. Sperimentare in prima persona entrambi i ruoli ha rafforzato la consapevolezza che il lavoro di squadra tra cucina e sala non è solo una questione logistica, ma una vera e propria strategia pedagogica integrata.

Cibo e dinamiche di gruppo: buone pratiche per creare comunità

Il cibo accompagna le dinamiche di gruppo durante tutto il percorso di un progetto, non solo come nutrimento ma come rituale. “Riunirsi attorno al cibo è qualcosa che accomuna famiglie, comunità, culture di tutto il mondo,” spiega Argyro. “È un’opportunità per incontrarsi, interagire, celebrare. E io ci credo molto, nei rituali come strumento di costruzione comunitaria.”

Nei progetti residenziali per i giovan3, come gli scambi giovanili e i workcamps, il cibo accompagna la dinamica di gruppo fin dal primo giorno. Un esempio è la Romantic Dinner, nata durante il corso di formazione Pirates dell’anno precedente: la sera dell’arrivo, lə partecipanti cenano insieme facendo uno speed dating in cui ad ogni portata cambiano posto e tema di conversazione. Un modo per rompere il ghiaccio senza che sembri un’attività, trasformando il pasto in un primo momento di connessione reale tra le persone. La abbiamo proposta già alla prima cena del corso.

“In sala partiamo sempre lentamente, costruendo fiducia attraverso attività che aiutano il gruppo a conoscersi e a diventare squadra,” spiega Argyro. “Il cibo può fare lo stesso percorso: iniziare dal comfort, da qualcosa di familiare e rassicurante, e poi muoversi gradualmente verso l’esplorazione di sapori e abitudini nuove. Sfidare, ma in modo educativo. Quando cucina e sala lavorano con la stessa logica, si crea una coesione molto bella nel modo in cui il gruppo cresce e il processo evolve.”

Il futuro: portare le competenze nei progetti e nei territori

L’esperienza di MELTING PoTs rappresenta un passo importante nella valorizzazione della cucina come parte integrante dell’educazione non formale. Durante il corso, l3 partecipanti hanno acquisito nuove consapevolezze su come integrare il cibo nel lavoro pedagogico: da elementi semplici come preparare qualcosa di dolce dopo un’attività impegnativa, a strategie più profonde per connettere le scelte alimentari all’evoluzione della dinamica di gruppo.

Dalle giornate a La Buona Terra usciamo con qualcosa di concreto: nuove attività e ‘ricette’ pedagogiche da portare nei progetti Erasmus+ e nei workcamps. La macedonia come esercizio di team building, la cena tematica per aprire una conversazione sui privilegi, il momento di cucina collettiva come specchio delle dinamiche di gruppo. Strumenti pronti all’uso, ma anche una consapevolezza più profonda: che il cibo non va aggiunto al programma come elemento decorativo, ma pensato insieme al percorso educativo fin dalla progettazione.

Argyro sottolinea l’importanza del supporto reciproco nel team: “Nello stesso modo in cui costruiamo e facilitiamo per lə altrə uno spazio sicuro per diventare coraggiosə, è molto importante anche per noi avere questa piattaforma sicura di supporto reciproco. E cos’è meglio che avere davvero una comunicazione forte e lavorare insieme nella stessa direzione?”.

Finanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ . Né l’Unione Europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili

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