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In Germania con ICJA: la scelta della pace

Nel 1949, con la Germania ancora a pezzi, un gruppo di giovani decise che il modo migliore per ricominciare era lavorare insieme con i figli dei nemici di ieri. Settantacinque anni dopo, ICJA esiste ancora. E i campi del 2026 portano avanti quell'idea, in posti in cui è successa qualcosa di grosso.

Partiamo da una data. Il 1949. Quattro anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con la Germania ancora spaccata in zone d’occupazione e le macerie non ancora tutte rimosse, un gruppo di giovani decise che il modo migliore per ricominciare era lavorare insieme. Con i figli dei nemici di ieri. Costruire qualcosa, letteralmente, con le proprie mani. ICJA, Internationale Christliche Jugendaustausch, nasce così: non come associazione caritatevole, non come gesto simbolico da esibire in qualche convegno. Come pratica. Come scelta politica concreta in un momento in cui la parola “riconciliazione” pesava quanto un mattone.

Settantacinque anni dopo, quell’idea esiste ancora. I campi del 2026 la portano avanti.

Un pomeriggio del 1553

A Sievershausen, nella Bassa Sassonia, c’è un centro che si chiama Peace Studies Center. Sorge ai margini di quello che un tempo era un campo di battaglia: il 9 luglio 1553, in una sola domenica pomeriggio, morirono migliaia di soldati. Uno degli scontri più sanguinosi del Cinquecento tedesco, dimenticato dai più. Il campo ICJA qui ha vent’anni di storia. I volontari arrivano, restaurano gli spazi, producono arte intorno al tema della pace e studiano i contesti storici della guerra. Non è turismo della memoria. È qualcosa di più fastidioso e necessario: stare su un posto in cui è successa una cosa enorme e chiedersi perché.

Jamlitz: l’erba che cresce sui binari

Il Brandeburgo, estate. Jamlitz è un villaggio piccolo piccolo nella Lausitz. Vicino, fin troppo vicino, c’è un sito che i libri di storia ricordano come campo di lavoro nazista. La stazione ferroviaria abbandonata, quella che i deportati vedevano arrivando, e qualcuno partendo, adesso è sommersa dall’erba. La natura si riprende quello che era suo, come sempre fa. Il campo vuole fare il contrario: recuperare fisicamente la stazione, togliere le erbacce, fare lavori di manutenzione. Lottare contro l’oblio, insomma. Con una zappa.

Arte, sogni, la Ruhr

“I Have a Dream.” Sì, quella citazione, quella lì. Il campo di Datteln, nella Ruhr, prende il titolo sul serio: la prima settimana è interamente dedicata alla produzione artistica sulla pace. Opere collettive che vengono poi esposte al pubblico, non chiuse in qualche archivio. La seconda settimana si studia, si visita, si discute. Non so voi, ma trovo che ci voglia un certo coraggio a chiamare un campo di volontariato con quella frase. Bisogna poi starci dentro, al sogno.

A Neuendorf am Sande, invece, si costruisce un festival internazionale: tre giorni di workshop su democrazia, dialogo interculturale e memoria storica. Il lavoro delle prime settimane è tutta preparazione logistica per quell’appuntamento pubblico. Uno spazio di incontro che non esiste ancora, da creare insieme.

Il villaggio che scommette sul futuro

Greifenstein, in Assia. Il Zukunftsdorf Waldhof, traduzione letterale: il villaggio del futuro. Una comunità sperimentale che ha deciso di dimostrare che si può vivere e lavorare diversamente. Il campo è il più lungo del catalogo, quasi un mese tra maggio e giugno, ed è anche il più totale come immersione: restauro degli edifici, vita collettiva, confronto quotidiano con chi ha scelto di abitare quella scommessa. Non è per tutti. Probabilmente è per poche persone precise.

E gli altri?

Non tutti i campi ICJA portano la parola “pace” nel titolo, va detto. C’è una fattoria di cavalli nel Bergisches Land, un orto biologico nella Foresta Nera tra la tecnica dell’argilla leggera e le piante aromatiche, il castello di Bedheim in Turingia che aspetta volontari per il prato-frutteto, la comunità giovanile di Darmstadt ai margini della foresta. Campi pratici, concreti, a volte quasi rustici.

Ma vengono tutti da un’organizzazione che nel 1949 ha deciso una cosa. Che stare insieme e lavorare insieme non è neutro. Che è già una presa di posizione.

Tutti gratuiti. Tutti aperti dai 18 ai 26 anni. Nessuna esperienza richiesta, tranne forse la pazienza di sporcarsi le mani e la curiosità di stare in posti in cui è successa qualcosa.

Scopri i campi e iscriviti.

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