Una riflessione sull’importanza del linguaggio
Il linguaggio è uno degli strumenti più comuni e più “semplici” attraverso cui possono manifestarsi forme di discriminazione, intenzionali o meno. Basta un secondo per pronunciare un insulto razzista, un termine abilista o un’espressione discriminatoria, ma l’impatto e le conseguenze che certe parole hanno sulle persone possono essere durature e profonde. Possono, ad esempio, scoraggiare una persona dal partecipare alla vita sociale nelle sue diverse dimensioni, di cui lo sport rappresenta uno delle più significative.
Spesso sottovalutiamo il potere delle parole e, proprio per questo, le utilizziamo con leggerezza. Questo riguarda non solo i singoli individui, ma anche le organizzazioni della società civile e quelle sportive. Il linguaggio svolge infatti un ruolo fondamentale nel far sentire le persone accolte, rappresentate e parte di una comunità. Agisce su più livelli: da un lato influenza le prime impressioni ed è uno dei primi mezzi attraverso cui si costruisce il senso di appartenenza; dall’altro contribuisce, nel tempo, a definire l’identità di un’organizzazione, il modo in cui viene percepita e le persone che essa rappresenta.
Come emerso nel corso delle diverse attività del progetto ChangeMakers (dall’indagine iniziale al training) esistono numerose barriere che influenzano l’accesso e la partecipazione allo sport di base. Tra queste, il linguaggio non fa eccezione.
Il linguaggio che adoperiamo ogni giorno è stato una delle questioni più spesso affrontate all’interno del partenariato ChangeMakers. Abbiamo riflettuto a lungo sulla terminologia utilizzata nel lavoro contro le discriminazioni, riconoscendo come le parole possano assumere significati e sfumature differenti nei diversi contesti nazionali – e dunque linguistici -coinvolti nel progetto. Ancora più importante, abbiamo analizzato come termini spesso considerati neutri possano in realtà occultare rapporti di potere impliciti, contribuendo a rafforzare stereotipi e pratiche discriminatorie.
Con l’obiettivo di approfondire questa riflessione e costruire un linguaggio condiviso, abbiamo realizzato un Glossario Critico (sviluppato in inglese), pensato come uno strumento per interrogarsi sul significato delle parole che utilizziamo. Non si tratta di un elenco di termini “giusti” o “sbagliati”, né di un documento che pretende di offrire definizioni universali. Al contrario, il glossario vuole essere uno strumento di dialogo e di pensiero critico, nella consapevolezza che nessuna parola esiste in astratto: ogni termine prende significato all’interno di uno specifico contesto sociale, culturale, economico e politico, in continua evoluzione.
Le parole non si limitano a descrivere la realtà: contribuiscono anche a costruire le narrazioni con cui interpretiamo il mondo. Pensiamo, ad esempio, al termine “minoranza”, spesso utilizzato per indicare:
“Un gruppo caratterizzato da una condizione di relativa mancanza di potere rispetto a un gruppo maggioritario dominante, che detiene generalmente il potere sociale, economico e politico. Sebbene il termine possa riferirsi a gruppi numericamente inferiori rispetto alla popolazione prevalente di uno Stato o di una regione, in questo contesto lo status di minoranza non dipende necessariamente dalla consistenza numerica, quanto piuttosto dalla distribuzione del potere.”
(Encyclopaedia Britannica, Vickerman, Milton D., 2024; European Migration Network)
Come suggerisce la stessa definizione – e come evidenziamo nel Glossario – l’uso di questo termine può contribuire a rafforzare gli attuali rapporti di potere invece di metterli in discussione, poiché riflette il punto di vista del gruppo socialmente dominante. Inoltre, può alimentare processi di vittimizzazione e stigmatizzazione, collocando alcune persone all’interno di narrazioni ricorrenti invece di riconoscerle come individui pienamente protagonisti della vita sociale.
Riflettere sulle dinamiche implicite nelle parole che utilizziamo rappresenta un primo passo fondamentale per costruire una società in cui tutte le persone possano partecipare su un piano di reale uguaglianza. Nel Glossario proponiamo una lettura critica, attraverso una prospettiva decoloniale, di concetti ampiamente utilizzati come “diversità”, “inclusione” e “integrazione”.
Vogliamo continuare a sostenere questo percorso di riflessione critica sul linguaggio. Pur non avendo risposte definitive, crediamo sia importante mettere continuamente in discussione le parole che utilizziamo, anche quando questo può risultare scomodo, perché è proprio da questo esercizio che può nascere un cambiamento autentico.
Con questo obiettivo, il 18 giugno 2026 abbiamo dedicato il primo appuntamento del ciclo ChangeMakers Lunch & Learn al tema Le parole che scegliamo, il cambiamento che costruiamo (The Words We Use, the Change We Make).
Nel corso dell’incontro, della durata di un’ora, partecipanti provenienti da diversi paesi europei hanno esplorato insieme queste tematiche. La sessione si è aperta con un intervento di Lunaria, che ha approfondito le dimensioni socio-politiche del linguaggio nel lavoro contro le discriminazioni. Sono seguite le testimonianze di due ChangeMakers: Hassan Hosseini (DTB, Germania) ha raccontato come, durante gli allenamenti, venisse sistematicamente chiamato “quello con il cappello nero” anziché con il proprio nome; Mona Abdullah (NIF, Norvegia) ha condiviso la propria esperienza personale nel rapporto tra linguaggio, appartenenza e pratica sportiva. L’incontro si è concluso con un’esercitazione collettiva dedicata a due termini di uso frequente nel nostro settore – “vittima” e “inclusione” – invitando i/le partecipanti a riflettere criticamente sul proprio vocabolario.
La registrazione dell’incontro è ora disponibile qui.
Il Glossario Critico è stato sviluppato nel corso del progetto come strumento di lavoro condiviso all’interno del partenariato ChangeMakers, in collaborazione con le organizzazioni coinvolte nella sperimentazione dell’approccio. Non è stato concepito come una pubblicazione destinata a un’ampia diffusione, ma come il risultato di due anni di riflessione collettiva sulla terminologia utilizzata nel contrasto alle discriminazioni nei cinque contesti nazionali del progetto. È uno strumento aperto, pensato per essere discusso, arricchito e messo in discussione, piuttosto che considerato un riferimento definitivo.
Per questo motivo abbiamo scelto di renderlo disponibile come prima risorsa alle organizzazioni e alle persone che entreranno a far parte della ChangeMakers Community of Practice, nella convinzione che questo tipo di riflessione acquista valore soprattutto quando viene condivisa all’interno di una comunità impegnata nel confronto e nell’apprendimento reciproco.
Se questa riflessione ha suscitato interesse per te o per la tua organizzazione, ti invitiamo a manifestare il tuo interesse a entrare nella ChangeMakers Community of Practice.
Il linguaggio è stato il nostro punto di partenza, ma non rappresenta il punto di arrivo. La Community of Practice nasce come uno spazio di confronto tra pari a livello europeo sui temi più ampi sollevati dal progetto: come le organizzazioni possono sviluppare pratiche realmente inclusive, come coinvolgere in modo significativo le comunità con cui lavorano e come costruire il cambiamento dall’interno.
L’iscrizione, in questa fase, costituisce semplicemente una manifestazione di interesse e non comporta alcun impegno.
Registra il tuo interesse alla ChangeMakers Community of Practice: https://iscaorg.typeform.com/to/oM9e7uo6



