Roma | 6 Luglio 2026
La Prima Assemblea Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, organizzata dalla FLAI CGIL, svoltasi il 30 giugno e il 1 luglio, è stata un momento straordinario di partecipazione e riscatto sociale. Questo esercizio di democrazia è stato però bersagliato da un gravissimo attacco sui canali Instagram e Facebook di Collettiva dopo la pubblicazione di una pillola video con un breve intervento di un’attivista afrodiscendente dell’associazione Lunaria, tra le realtà invitate a intervenire il primo giorno dell’Assemblea.
Il video denuncia la persistenza nel nostro paese di forme di razzismo strutturale e ricorda l’importanza di promuovere, in tutte le forme possibili, il rafforzamento e il radicamento di una solida cultura antirazzista.
Una tempesta di commenti ostili e discriminatori ha accompagnato in poche ore la sua pubblicazione: in particolare su Facebook più di 2mila i commenti razzisti condivisi, alcuni dei quali hanno contenuti molto offensivi, deumanizzanti, lesivi della dignità della persona e suscettibili di alimentare un clima di ostilità nei confronti delle persone con background migratorio (ovvero di tutte le persone che hanno fatto esperienza diretta o indiretta di migrazione). I gestori della pagina di Collettiva sono stati costretti a cancellare alcuni commenti dalla pagina e a bloccare la possibilità di aggiungerne altri.
Lunaria, Flai CGIL e Collettiva lavorano da anni per combattere la diffusione del razzismo nel nostro paese e per attuare l’art.3 della Costituzione che fonda la nostra Repubblica su un principio di uguaglianza, pari opportunità e non discriminazione. Lo fanno con attività sociali, culturali, di informazione sui diritti, di tutela, con campagne di sensibilizzazione e anche, quando necessario, con il supporto legale. Tutti i giorni.
E continueranno a farlo.
Il web non è una zona franca: la diffamazione, l’incitamento all’odio e il razzismo non sono espressione di libertà di opinione, ma reati che minano la tenuta democratica e i principi della Costituzione. Non ci arrendiamo all’idea che online e offline sia considerato legittimo offendere, denigrare, insultare, minacciare una persona scegliendo come bersaglio una o più delle sue caratteristiche personali.
Per questo, considerando la gravità di alcuni dei commenti pubblicati, stiamo valutando di agire per vie legali.
Il razzismo non è un’opinione: deve essere chiaro che anche online esistono dei limiti che non possono essere superati.


