C’è un momento preciso, in ogni campo di volontariato, in cui accade una piccola magia. Non è quando arrivi con lo zaino pesante e un po’ di timore, né quando ti spiegano come usare un rastrello o coordinare un’attività per bambini. Accade, di solito, verso il terzo o quarto giorno. Magari mentre si pela una montagna di patate per la cena internazionale, o mentre si cammina in fila indiana su un sentiero della Sabina, con il fiato corto e il sole sulla pelle.
In quel momento, le barriere linguistiche crollano, i pregiudizi svaniscono e quella che era una somma di sconosciuti provenienti da ogni angolo del globo diventa una comunità.
Per il 2026, il programma di Lunaria ha scelto un titolo-manifesto: “A Moving World”. Perché il mondo non sta mai fermo, e noi vogliamo muoverci con lui.
Perché scegliere un Workcamp?
Spesso ci chiedono: “Ma chi me lo fa fare di passare le vacanze a faticare?”. La risposta è semplice: un workcamp non è una vacanza, è un modo per abitare il mondo in maniera diversa. È la scelta di chi non si accontenta di un “like” su un post di giustizia sociale, ma vuole sporcarsi le mani.
Partecipare significa uscire dalla propria “bolla”. Significa scoprire che, anche se vieni da Seoul, Parigi o da un piccolo borgo dell’appennino, le sfide che ci uniscono, l’emergenza climatica, il bisogno di solidarietà, la lotta alle disuguaglianze e alle guerre, sono le stesse.
Storie dal programma 2026
Immagina di essere a Civita Castellana. Il sole picchia, ma l’energia è contagiosa. Sei qui per l’“Inclusive Summer”. Tra le tue mani non c’è solo terra da coltivare, ma il sorriso di un ragazzo con disabilità che, grazie al tuo supporto e a quello del gruppo, sta riscoprendo la bellezza dell’agricoltura sociale. Qui, l’inclusione non è un concetto teorico: è un gioco, una risata condivisa, una barriera che cade senza fare rumore.
Oppure, proiettati tra i boschi della Val Germanasca, presso il Centro Ecumenico Agape. Qui il tempo sembra fermarsi, ma il lavoro è incessante. Si discute di pace e diritti mentre si gestisce la logistica di un centro che da decenni è il cuore pulsante del volontariato internazionale e del dialogo interreligioso. È faticoso? Sì. Ma la sensazione di far parte di una storia più grande, che affonda le radici nella resistenza partigiana e nella solidarietà, è impagabile.
Per i più giovani, i nostri campi teen, il 2026 offre avventure come “Together in the forest” in Lombardia. È la prima volta lontano da casa, la prima volta che si parla inglese per ventiquattro ore di fila, la prima volta che si capisce che la sostenibilità non è solo riciclare una bottiglia, ma imparare a vivere in armonia con la natura e con gli altri.
Il cuore pulsante dei borghi
Quest’anno torniamo nei piccoli centri, come a Ciciliano. In questi borghi che rischiano lo spopolamento, l’arrivo dei volontari di Lunaria è come una folata di vento fresco. Collaborare con il Consiglio dei Giovani locale per rivitalizzare il paese non è solo “lavoro”: è uno scambio intergenerazionale profondo. È l’anziana del paese che ti insegna a fare la pasta fresca mentre tu le racconti com’è la vita nel tuo paese d’origine. È la prova vivente che nessun luogo è troppo piccolo per ospitare grandi idee.
Sei pronto a partire?
Il programma 2026 è denso: dai festival culturali come il leggendario Crack! Fest al Forte Prenestino di Roma, fino ai progetti sostenuti dal Corpo Europeo di Solidarietà (ESC), che rendono il volontariato accessibile a tutti, abbattendo le barriere economiche.
Non serve essere esperti di edilizia o educatori professionisti. Serve curiosità, spirito di adattamento e la voglia di scoprire che, in un mondo che si muove, la direzione più bella è quella che prendiamo insieme.
Consulta il programma, scegli il tuo campo e preparati: il 2026 ti aspetta. Lascia il segno, portati a casa un mondo.
Visita la sezione dedicata del sito per scoprire tutti i progetti e le modalità di iscrizione. Il mondo è in movimento. E tu?


