Caterina sta svolgendo il servizio civile universale a Lunaria. Ha studiato sociologia ed ha una lunga esperienza nello scoutismo. Le abbiamo proposto di partecipare ad un corso di formazione un po’ eccentrico, sin dal titolo: ImmaginaCtion. Il training course Erasmus+ era organizzato da Otra Escuela, una organizzazione con cui condividiamo molte attività. Il corso si sarebbe tenuto in Spagna dal 1 al 7 Dicembre 2025 presso la Granja Escuela – la fattoria didattica più antica della Spagna. Il focus del corso di formazione era decisamente innovativo, la condividìsione di saperi e sogni, l’esplorazione di concetti come l’attivismo dell’immaginazione, la cura relazionale e l’utopia applicata. Il tutto applicando metodi educativi non formali.
Caterina, incuriosita, ha accettato la proposta ed è partita, convivendo per una settimana con un gruppo interculturale di persone provenienti da Palestina, Marocco, Italia, Francia e Spagna. Al rientro ha voluto raccontarci la sua esperienza, tra laboratori sotto la pioggia e nuove scoperte.
Aspettative e nuovi concetti
Leggendo il titolo del training course non ero sicura di quale sarebbe stato il suo focus, in “ImaginaCtion” lasciava intendere solo che si sarebbe lavorato sul rendere realtà ciò che avevamo solo immaginato. Nella descrizione estesa del progetto veniva poi menzionato il concetto di immaginazione radicale, secondo la quale incrementando la curiosità e la creatività personale e collettiva, è possibile pensare e coltivare un cambiamento significativo per il futuro, rendendolo inclusivo e anti-oppressivo per tutt3. Tuttavia, nonostante questa nuova definizione, ancora non sapevo esattamente cosa aspettarmi da questo training.
Per le strade Guadalajara
Per alcuni giorni ci siamo interrogat3 sui futuri possibili per poi provare a coinvolgere la cittadinanza. Eravamo tutt3 carich3 di aspettative ma, purtroppo, il brutto tempo e l’iniziale diffidenza dell3 abitanti ci hanno subito riportat3 con i piedi per terra. Siamo riuscit3 comunque a coinvolgere un buon numero di persone ed abbiamo fatto tesoro delle loro osservazioni personali per arricchire le nostre. Questo momento è stata l’attività che mi è piaciuta di più: avevamo inventato dei piccoli laboratori da proporre all3 abitanti di Guadalajara e in parte ci siamo riuscit3.
Il confronto con il gruppo
Di questo training ho apprezzato particolarmente la composizione del gruppo: mi sono potuta confrontare non solo con dell3 coetane3 ma con chi, come me che ho una lunga esperienza da scout, ha affinità con il ruolo dell’educator3. Osservare il modo in cui l3 facilitator3 hanno condotto le attività mi ha permesso di scoprire nuovi spunti e tecniche che sicuramente utilizzerò in futuro, grazie anche ad una sessione più tecnica, durante la quale ci hanno spiegato il materiale e gli approcci che hanno utilizzato per strutturare il training,
Ho imparato tante cose nuove sulle culture dell3 altr3 partecipanti, dalle danze tipiche alla cucina tradizionale, ma non solo: mi hanno insegnato a vedermi con occhi nuovi. Con gli occhi di chi, per una cultura o una sensibilità diversa, mi vede in un modo che è diverso da quella versione cristallizzata e stereotipata di me, quella di chi mi conosce da più tempo e che continua a proiettare sulla mia identità. Per questo motivo il confronto sia con l3 partecipanti, ched con l3 facilitator3 è stato una boccata d’aria fresca che mi ha portato a riconsiderare tante cose, non solo sui temi affrontati durante le attività, ma anche su me stessa e sul modo in cui vengo percepita.
Cosa mi porto a casa
Dal progetto mi porto a casa un tiepido, ma ritrovato, ottimismo con cui guardare al futuro. Come ho scritto su uno dei tanti cartelloni che abbiamo riempito dei nostri pensieri: la società ci impone di vivere liberamente l’immaginazione solo da bambini, abbandonandola via via che cresciamo. Riappropriarci dell’immaginazione da adulti non può che essere un gesto di ribellione!”



