Mentre l’Europa fa a gara ad aumentare i budget militari e la retorica della guerra torna a sembrare normale, c’è chi lavora da anni a una risposta diversa. non con le armi, ma con gli strumenti che la nostra stessa Costituzione già prevede e che il movimento per la pace ha difeso, costruito e tenuto vivo attraverso decenni di lotte.
Il 16 marzo, la campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da CNESC, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!, ha depositato in Cassazione una proposta di legge per istituire un “Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta” presso la Presidenza del Consiglio. Da oggi parte la raccolta firme: ne servono 50.000, e puoi aiutarci anche da casa con SPID o CIE.
Una storia che viene da lontano
L’obiezione di coscienza al servizio militare non è caduta dal cielo: è stata conquistata da chi ha rifiutato le armi pagando un prezzo personale alto, e ha trasformato quel rifiuto in proposta politica. Da quella battaglia è nato il Servizio Civile, uno strumento che molti di voi conoscono bene, anche attraverso Lunaria (a proposito, il Bando 2026 è aperto!) e che ha dimostrato come dedicare tempo ed energia alla comunità sia una forma concreta, efficace e dignitosa di contribuire alla cosa pubblica.
Questa proposta si muove nella stessa direzione: non solo obiettare individualmente, ma dotare la Repubblica di strutture permanenti per la pace. Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca su pace e disarmo, in sinergia con la protezione civile e il Servizio Civile universale. Strumenti già sperimentati altrove, già dimostrati efficaci, che aspettano solo di essere riconosciuti come parte del sistema nazionale di difesa , così come prevede, peraltro, la nostra Costituzione agli articoli 2, 11 e 52.
Una scelta fiscale, oltre che civile
Il finanziamento del Dipartimento passerebbe anche per uno strumento semplice e di grande valore simbolico: il 6 per mille dell’IRPEF. Ogni contribuente potrà scegliere a quale modello di difesa destinare la propria quota di spesa pubblica, militare o civile. Non è un gesto retorico: è una casella da barrare, ogni anno, nella propria dichiarazione dei redditi.
Nel 2015 questa proposta aveva già raccolto oltre 53.000 firme ed era arrivata in discussione alla Camera. Non bastò ad approvarla, ma il percorso dimostrò che la domanda sociale c’era, ed era robusta. Il testo depositato oggi aggiorna quella proposta al contesto attuale, un momento in cui il dibattito europeo sulla sicurezza tende a restringersi attorno a un’unica risposta, quella militare.
Come partecipare
La roaccolta firme è già attiva sul portale ufficiale della Presidenza del Consiglio per la firma digitale. Basteranno SPID o CIE, da qualsiasi dispositivo.
Segui gli aggiornamenti su difesacivilenonviolenta.org.
Costruire la pace è necessario. In molti lo fanno già. Puoi farlo anche tu.



