Un nuovo progetto per riconoscere le competenze dei volontari

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Cosa impariamo durante un campo internazionale di volontariato?  “Boh…”: molti volontari non hanno una risposta a questa domanda. O meglio, non ci hanno mai pensato.

 

Infatti l’apprendimento nei campi è un processo non intenzionale, sappiamo però che il concetto di educazione informale può anche riferirsi al volontariato. Chi parla di “education for life”, chi di “cittadinanza attiva”, di sicuro ogni esperienza di vita ci insegna qualcosa. Come è sicuro che vivere un’esperienza collettiva e solidale, in un contesto internazionale, possa rappresentare un punto di svolta o un momento di crescita formidabile.

         Lo sappiamo perché abbiamo visto moltissimi volontari a cui anche solo il workcamp di breve termine “ha cambiato la vita“.

Cosa ci resta, dunque, una volta rientrati dalle nostre esperienze di volontariato internazionale? Un attestato di partecipazione, certo. Memorie vivide e indimenticabili, ovvio. Ma ci siamo chiesti se sia facile rappresentare a chi non ha mai partecipato ad un progetto di volontariato all’estero quanto abbiamo vissuto, cosa abbiamo imparato. No, non è facile per niente. Ad un colloquio di lavoro, per esempio, sappiamo come valorizzare il nostro impegno come volontari?

Come associazioni di promozione del volontariato internazionale ci facciamo queste domande da un po’ di anni…e recentemente abbiamo iniziato a immaginare un modo sostenibile e divertente per supportare i nostri volontari nel riconoscimento delle competenze acquisite durante i progetti. Un anno fa ne abbiamo parlato assieme ad altre 12 associazioni della nostra rete internazionale, e le idee che abbiamo condiviso sono diventate il punto di partenza per I’VE, il progetto di partenariato strategico del programma Erasmus+, che abbiamo presentato all’Agenzia Italiana per i Giovani.

L’abbiamo spuntata tra circa 150 progetti: solo tre sono stati finanziati e I’VE è tra questi. Da Novembre 2014 fino ad Ottobre 2016 svilupperemo ricerche e moduli formativi, manuali e tool digitali, con l’obiettivo di coinvolgere nel test del sistema di riconoscimento che inventeremo nei prossimi mesi circa 1000 volontari. withyourownhandsIl sistema si fonderà sulle metodologie dell’educazione non formale, declinate nell’approccio di apprendimento tra pari e sull’utilizzo di tool digitali open.

L’obiettivo più ambizioso è di permettere un salto di qualità nella capacità delle associazioni e dei loro volontari di vedere riconosciuto l’impatto personale e sociale dell’impegno e delle loro esperienze di servizio volontario.

Il partenariato, oltre alle 12 associazioni sorelle, include due Centri di Ricerca e il CSVnet (il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) che ha esperienza da vendere e che farà in modo che i risultati del progetto possano essere estesi al servizio volontario “domestico”.

             insomma, inizia una nuova avventura, una sfida che cercherà anche di mettere in risalto i principi di solidarietà, azione collettiva e scambio interculturale del volontariato internazionale. 

Per info e contatti: Cristina Simon, simon@lunaria.org

 

What do we learn during an international workcamp? “Dunno …”: many volunteers do not have an answer to this question. Or rather, they have never thought of.

In fact learning in the workcamps is a not intentional process, but we know that the concept of informal education can also refer to volunteering. Those who speak of “education for life”, those of “active citizenship”… for sure every life experience teaches us something. It is granted that living a collective experience in an international context, might represent a turning point or a time of tremendous growth.

PHO-09Dec09-192863We know this because we have seen many volunteers that even with the short-term workcamps has changed their lives.

What remains, then, once back from our experiences of international voluntary service? A certificate of participation, of course. Vivid and unforgettable memories, of course. But we wondered whether it is easy to represent what we have learned to those who have never participated in a volunteer project abroad as we did. No, it is not easy at all. At a job interview, for example, we know how to value our commitment as a volunteer?

As associations promoting international voluntary service we question ourselves from a few years … and we have recently begun to imagine a sustainable and funny way to support our volunteers in recognizing the skills acquired during projects. A year ago we talked about it together with other 12 associations of our international network, and the ideas that we shared have become the starting point for I’VE, the strategic partnership of the Erasmus +, which was submitted to the Agency for Italian Youth.

better worlsAmong 150 projects, only three have been funded and I’VE is among them. From November 2014 until October 2016 we will develop researches and training modules, manuals and digital tools, with the aim of engaging in the test of the recognition system -that will be invented in the next few months- about 1000 volunteers. The system will be based on the methods of non-formal, declined in the approach of peer learning and the use of digital open source tools.

The more ambitious goal is to enable a quantum leap in the capacity of the associations and their volunteers to see recognized the personal and social impact s of their commitment and experiences of voluntary service.

In short, start a new adventure, a challenge that will also seek to highlight the principles of solidarity, collective action and intercultural exchange of international voluntary service.

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